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Mag 15

Verbale intervisione marzo 2015

INTERVISIONE dei  FACILITATORI GRUPPI A.M.A.  di GENOVA e provincia

Venerdì 20 marzo 2015 ALLE ORE 16,00

Ci incontriamo a Genova, presso il Centro di Solidarietà, Via Asilo Garbarino  6 B

Sono invitati a partecipare a questo tavolo solo i facilitatori di gruppi A.M.A. e  saranno loro ad individuare e proporre  gli argomenti di discussione, le risorse,  le priorità, lavorando sulla condivisione, facendo emergere  le difficoltà/priorità/progetti ed  anche questa volta avranno  la supervisione del Dottor Nanni Tria, che si è reso disponibile e sempre  lo ringraziamo.

Inviamo di seguito a questa comunicazione, una precisa  relazione del precedente incontro del 23 gennaio 2015,  che vi invitiamo a leggere, per conoscere meglio il nostro percorso.

Se  vorrete inviare vostre riflessioni post-incontro, queste saranno  elaborate ed inviate prima della  prossima intervisione e potrete farlo scrivendo a Maria Mensitieri:  info@automutuoaiuto-liguria.it , questo farà si che il testo   scritto direttamente dai partecipanti al tavolo,  sarà basato soprattutto  sulle sensazioni personali ricevute dall’incontro con gli altri facilitatori.

Compito di A.M.A.Li sarà quindi  inviare a tutti  la  convocazione alla prossima intervisione e la relazione.

Insieme programmeremo i successivi incontri ed eventuali  argomenti da trattare.

L’intervisione è il gruppo di auto mutuo aiuto dei facilitatori e verrà facilitata a turno dai partecipanti.  Sarà   un’occasione di aiuto e di crescita per ognuno, acquisito dallo scambio di esperienze.

 

Partecipare significa regalarsi uno spazio per crescere e conoscere altre realtà

di auto mutuo aiuto presenti sul territorio

 

Segnaliamo nuovamente che a Genova hanno iniziato il loro percorso  nuovi gruppi A.M.A. che si incontrano presso il Centro Civico Buranello a Genova Sampierdarena (Un nuovo gruppo per l’elaborazione del lutto “Verso l’Alba – Genova Sampierdarena, uno  per separazioni e solitudini affettive “Cammin Facendo”uno per donne che subiscono violenza psichica e fisica, “Ali di Farfalla”ed uno per persone con dipendenza da sesso e pornografia “Usciamo dall’oscurità”con l’associazione di volontariato A.M.A.Li Onlus e dalla collaborazione fra A.M.A.Li e UICI sede provinciale di Genova un gruppo per persone diventate non vedenti “Ricostruire la mia vita”ed uno per donne non vedenti ed ipovedenti e pari opportunità,” Essere donna oggi” nati dalle formazioni di  facilitatori portate avanti da Maria Mensitieri (Presidente di A.M.A.Li),  che sono ricominciate a Genova, per informazioni potete scrivere ad info@automutuoaiuto-liguria.it o telefonare al 346/8254086

 

Per avere maggiori informazioni, potete visitare il sito www.automutuoaiuto-liguria.it;  i  gruppi che vedete inseriti hanno inviato autorizzazione scritta, potete richiedere l’invio del modulo all’indirizzo scritto sopra.

 

Vi ricordiamo di portare all’incontro materiale relativo ai gruppi A.M.A. che facilitate, per farli conoscere e far crescere la rete di collaborazione.  Questo è uno dei primi obiettivi dell’Associazione A.M.A.Li Onlus, che non vuole ”coprire”le realtà esistenti, ma dare visibilità/valore e forza  ad ogni gruppo esistente in Liguria, anche attraverso il lavoro di mappatura.

Si auspica che nel nuovo anno, la collaborazione fra A.M.A.Li Onlus ed altre associazioni sul territorio, possa continuare in modo costruttivo  e produttivo..

 

Grazie a tutti per la collaborazione;  per informazioni potrete chiamare  346/8254086 (Maria)

A presto e grazie per l’attenzione

 

I Facilitatori dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto  ed A.M.A.Li Onlus

 

Verbale della riunione di intervisione dei facilitatori dei gruppi di auto mutuo aiuto di Genova del 23/01/2015 da parte di PAMPALONI Gian Ernesto pampaloni.gianernesto@gdf.it.

Il suo prezioso lavoro è stato a tratti snellito e integrato dalle impressioni sull’incontro che sono arrivate a Maria Mensitieri da altri partecipanti.

Alle ore 16,30 ha inizio la riunione in oggetto. Siamo davvero un nutrito gruppo con diverse persone nuove; occorre quindi la nomina di un facilitatore che viene individuato in Alessandra Sgharban, dell’Associazione Aiuto Famiglia.

Prende la parola il dottor Nanni Tria, psichiatra e supervisore del gruppo qui riunito, che afferma che quando in un gruppo arrivano persone nuove è una festa.

Il Dottor Tria, quindi, illustra agli astanti la sua figura di facilitatore di due gruppi: uno (Il Germoglio) per familiari di pazienti psichiatrici, diviso in due sottogruppi, e l’altro, il cosiddetto gruppo BUS, acronimo di Basta Un Sorriso, per i pazienti psichiatrici stessi.

Alessandra S. di Aiuto Famiglia presenta brevemente la sua Associazione che opera prevalentemente via posta elettronica coprendo così il territorio nazionale. Solo il 10% dell’utenza è residente nell’area genovese; a parte di questa viene proposto di partecipare ai PCE – Percorsi di Condivisione di Esperienze – che sono gruppi di auto mutuo aiuto con la particolarità di essere condotti da coppie (anche nella vita) di facilitatori e di essere rivolti principalmente a coppie che desiderano migliorare la propria relazione, ma vi partecipano anche i singoli se il partner non intende aderire.

Giovanni Franco di Cammin… facendo fa giustamente notare che se ci presentiamo tutti non ci resta il tempo per entrare nel vivo delle problematiche che si presentano nei gruppi.

Si fa allora una panoramica dei gruppi di nuova costituzione:

Beatrice Daziale introduce il nuovo gruppo “Essere donna oggi”  e “Ricostruire la mia vita” che sarà facilitato da Luciano Romanelli facilitatori formati da Maria Mensitieri per persone non vedenti ed ipovedenti e pari opportunità.

 Giovanni Franco ci introduce anche il gruppo sulla dipendenza dalla pornografia “Usciamo dall’oscurità”, cioè dall’isolamento, dove ognuno racconta di sè (come prima fase). Si riuniscono al Centro Civico Buranello, dove c’è anche il gruppo per donne che subiscono violenza “Ali di farfalla”.

Riccardo del gruppo di “Cammin… facendo”  che si riunisce in via Ceccardi chiede come si può far arrivare la notizia della formazione dei nuovi gruppi a chi ne ha bisogno e a suscitarne l’interesse a partecipare.

Si ritiene che sia necessaria una pubblicità capillare: quella di maggior successo è il passaparola per esperienza diretta; una nuova formula potrebbe essere quella dei social network, cioè se e come possa essere utilizzato Facebook, magari inserendo una foto di ogni facilitatore con breve descrizione del gruppo di riferimento; oppure le opzioni di internet, anche attraverso il sito di A.M.A.Li, che è anche su face book come auto mutuo aiuto Liguria.

Il messaggio comunicativo, inoltre, non è sufficientemente veicolato; bisognerebbe maggiormente coinvolgere coloro in grado di “fare” rete (medici, avvocati,…) a cui si rivolgono le persone portatrici di un problema spingendole a partecipare a un gruppo o almeno dandoci la possibilità di lasciare il nostro materiale divulgativo presso i centri o gli enti di riferimento (studi medici, tribunale,…).

Anche le scuole potrebbero essere un buon bacino d’utenza, però occorrerebbe passare attraverso i Consigli di Istituto per poter avere l’autorizzazione ad accedere  alle bacheche scolastiche.

Altro sistema potrebbe essere quello di utilizzare il canale televisivo come ha già fatto Giovanni Franco, esperienza che ripeterà col proposito di parlare anche di questa difficoltà.

Riguardo alla scarsità di interesse a partecipare ai gruppi, bisogna tenere in considerazione che chi è portatore del problema non sempre pensa che si possa affrontare con altre persone. Deve maturare dentro di sé la motivazione (consapevolezza) personale a partecipare. E noi dobbiamo diventare bravi a comunicare la motivazione a partecipare. Ciò richiede pazienza e capacità.

La non consapevolezza della propria condizione spesso non viene individuata da parte del singolo e costituisce, quindi, essa stessa, una preclusione a partecipare attivamente al gruppo. A ciò si aggiunge la paura di non riuscire ad affrontare e/o condividere con altri le proprie problematiche.

Per maturare la scelta il singolo deve superare la fase della negazione e dell’ “evitamento” del problema; deve ricercare la motivazione personale, eliminando le barriere poste da lui stesso.

Giovanni Franco porta il problema del come gestire le persone gravemente depresse di “Cammin… facendo”, gruppo sulle separazioni e solitudini affettive, in particolare quelle che, in un dato momento, soffrono di difficoltà personali trovandosi in depressione e denunciano di non avere più entusiasmo, di aver perso la speranza.

Interviene il dott. Tria confermando che, oltre a mestizia e mancanza di reazione, certi partecipanti palesano sfiducia sui mezzi del gruppo.

Riccardo esprime il concetto di estraneità al gruppo che può insorgere, manifestando il desiderio di allontanamento.

E’ il gruppo che decide come muoversi,  il facilitatore, in quanto tale, non deve avere più problemi degli altri, non è responsabile degli altri.

Cerchiamo di capire nel gruppo cos’è successo alla persona che manifesta un forte disagio; il gruppo oltreché recepire il problema può anche aiutare la persona a trovare la sua soluzione, diventando risorsa per il singolo, se nel gruppo c’è la negatività di qualcuno, portare la propria positività, altrimenti semplicemente la propria esperienza.

Intervengono Nicoletta ed Elisa che fanno parte del gruppo familiari pazienti psichiatrici dell’associazione Progetto Itaca. L’energia positiva non viene da loro (condividiamo) giudicata sufficiente, occorrendo in tali casi saper accogliere (utilizzo del c.d. codice materno).

A proposito di gemmazione, il dott. Tria afferma che dal suo primo gruppo per pazienti psichiatrici, Il Germoglio, ne sono scaturiti due (a. salone e b. cucina) per sovrabbondanza di partecipanti, essendo venuta meno la qualità comunicativa all’interno del gruppo stesso. La gemmazione paga; meglio interagire tra un numero inferiore di individui, ma è un processo che viene vissuto in modo non positivo almeno inizialmente ma, dopo un po’, i vantaggi divengono evidenti. Deve trascorrere un periodo di vissuto luttuoso, di “perdita”.

Non dobbiamo aspettare di raggiungere un certo numero di partecipanti per partire; Nanni ha fatto gruppo anche con una sola persona. Intanto il gruppo parte ed è visibile; la gente sa che c’è in quella sede, quel giorno a quell’ora e si pubblicizza da solo. Pian piano le persone che hanno bisogno arrivano.

Deve essere fondamentalmente garantita una soglia di ascolto al singolo. Appena si arriva ad essere in dodici può intervenire, quindi un’idonea gemmazione.

Interviene un altro appartenente a Progetto Itaca: come agire se l’individuo volesse allontanarsi dal gruppo, magari perché ha attraversato un brutto periodo di salute?

Si prende atto tutti che è opportuno non scoraggiarsi e magari prendere il discorso alla larga, magari attraverso l’eventuale intervento di familiari.

Il dottor Tria si pone la domanda se un gruppo di auto mutuo aiuto possa attivarsi anche fuori dal suo ordinario contesto, cioè in modalità out of setting, diversamente da altri tipi di gruppi, come quelli terapeutici, i cui setting abbisognano di parametri di disciplina più rigidi. La libertà che connota i  gruppi di auto mutuo aiuto consente, per fortuna, maggiore spazio di manovra.

Si conviene col dott. Tria che NON esiste una ricetta sbagliata o esatta in senso assoluto.

Il soggetto facilitatore deve solo favorire l’ intervento degli altri partecipanti.

La persona lancia il sasso ed il gruppo lo coglie; si devono cercare nel gruppo le risorse per affrontare il problema; riuscire a risolverlo crea pure maggior autostima al gruppo stesso. Chiarisce il dott. Tria  che ogni partecipante è potenziale portatore di un proprio problema ma anche di almeno parte della soluzione degli interrogativi degli altri del gruppo. Non si deve utilizzare il gruppo come uno scarico, un “servizio igienico”. Bisogna interrompere le situazioni in cui una persona rimugina, entrando in un ciclo ripetitivo, negativo, pensando di non trovare adeguata personale soluzione.

Occorre dare a chiunque l’opportunità di intervenire nel gruppo. Provvede a questo il facilitatore, figura per cui esistono dei corsi appositi. Il riferimento è Maria Mensitieri (346/8254086 – info@automutuoaiuto-liguria.it).

Il gruppo è accogliente, non prevaricatore, ma promuove il cambiamento di ogni singolo partecipante. In ciò sta l’efficacia del gruppo stesso. Al cambiamento si arriva di solito in modo doloroso. Nel gruppo non bisogna certo aspettarsi il cambiamento dell’altro ma, al contrario, bisogna partire dal proprio.

Interviene Nicoletta di Progetto Itaca. Secondo lei è comunque valido il concetto di parlare coi presenti di persone assenti, pensando su cosa e come provvedere loro e usando la necessaria gentilezza. Questa attenzione è sinonimo di accoglienza del problema. Il gruppo di auto mutuo aiuto può farsi carico del problema personale, solo fino ad un certo punto. Indirizzare costituisce un aiuto diretto, che non può però essere considerato una strategia per il cambiamento del singolo.

Il Dottor Tria  manifesta la necessità di utilizzare il rigore del codice paterno (incombe l’esigenza di promozione e cambiamento personale, esaltando gli aspetti o le doti positive del singolo).

Non esiste una strategia unica per sostenere la difficoltà ad attuare il cambiamento, ma una predisposizione. Bisogna far aumentare l’autostima, secondo l’esperienza di Elisa, Progetto Itaca.

Riccardo ricorda che in ogni gruppo si sviluppa una sorta di “anima dentro di sé”. Condiviso il concetto, espresso dal dott. Tria, secondo cui l’anima consiste nella consapevolezza della comprensione mediante condivisione, garanzia offerta dal gruppo al singolo.

Sempre il dott. Tria dice che si sperimentano certi livelli di sofferenza, disperazione che portano alla perdita della speranza quando si pensa di aver esaurito le possibilità. Si pensa di averle provate tutte; in realtà si è solo ripetuto più volte lo stesso percorso. L’auto aiuto risiede nella capacità di ognuno di pensare a nuove soluzioni per sé, attraverso l’esperienza altrui. In effetti altrimenti nel dolore ci si potrebbe anche star comodi. Bisogna quindi provare a far qualcosa.

Il gruppo fa capire che ci sono altre strade; si abbattono così le barriere del pensare che non c’è più speranza. Il problema va affrontato facendo capo ad un principio che recita: tutto quello che è umano mi appartiene. È legittimo che ogni componente del gruppo si ponga nell’ottica di chi esprime il problema (i suoi problemi sono davvero tali? Sicuro che non c’è più niente da fare?). Così il gruppo cresce di conseguenza. Altro principio da utilizzare: il tempo è un alleato, il suo trascorrere è circostanza favorevole, perché non abbiamo scadenze. Quello che viene elaborato oggi può migliorare nella prospettiva di domani o quello che non riusciamo a cogliere oggi, ci riuscirà domani. La speranza è un’arma positiva ed è cosa diversa dall’illusione, perché la prima delle due è concreta.

Riccardo di Cammin… facendo dice che bisogna riuscire, aiutandosi, a riconoscere i propri progressi, seppur piccoli, nel gruppo. Alle volte, però, è la persona stessa che non li vuol vedere.

Ci sono poi persone che vogliono aiutare chi non vuol farsi aiutare e chi è segnato dal dolore non pensa che gli siano riservate cose buone.

Dobbiamo assumere la persona nella sua globalità, sia i suoi aspetti buoni che quelli non considerati tali. Necessita accogliere il tutto, senza rinunciare a nulla (ciò che è umano mi appartiene). Dobbiamo cercare di accogliere quindi non solo le sofferenze, ma anche la salute, il bello, il bene, il piacere. Dobbiamo esser consapevoli che quello che è capitato all’altro è capitato a noi. Non conosciamo persone che siano al 100% “solamente” felici. Esistono sempre le relative sfumature e la crisi nasce dall’assolutizzazione di una parte (il dolore). Su specifica domanda al dott. Tria, cioè  superare le problematiche che conducono a partecipare ad un gruppo non dipende da quanto la cosa ci interessa, ma trae origine dal solo fatto che, comunque,  interessa. Infatti se uno viene al gruppo anche con la sua negatività, vuol dire che gliene importa, gli altri non devono avere paura di perderlo.

La riunione viene aggiornata al 20 marzo alle ore 16.00.